Cosa mangiare a Catania: i prodotti tipici della città

In 3mila anni ci hanno vissuto e “cucinato” varie civiltà. Cosa mangiare a Catania a occhi chiusi? Apri le orecchie, te lo diciamo noi.


La Sicilia è nella top 5 Coldiretti delle regioni con maggior numero di eccellenze agroalimentari ed enogastronomiche. Vanta infatti 36 prodotti tra Dop e Igp. Possiede inoltre circa 50 presidi Slow Food. A livello territoriale, guida la classifica la provincia ai piedi dell’Etna. Quindi cosa mangiare a Catania tra tanto ben di Dio? Ecco le nostre proposte, stavolta  per cambiare, in ordine alfabetico.


Prodotti tipici di Catania: “prima le materie prime”

Cosa mangiare a Catania? Quanta fretta! Cominciamo dalle materie prime. In pratica, prima di arrivare in cucina, parliamo di cibi, lavorazioni e ingredienti del patrimonio culinario del capoluogo. 

Olio EVO Monte Etna Dop. Si fa principalmente con olive tipo Nocellara Etnea. Ha un colore giallo dorato con riflessi verdognoli. Possiede inoltre odore e sapore dalle note fruttate. Il suo retrogusto è piccante e amaro. È perfetto in minestre di legumi, su arrosti di pesce e ovviamente a crudo. 

Pagnotta del Dittaino Dop. È fatta con semola rimacinata di grano duro locale, tonda, con crosta spessa e mollica gialla. Fresca fino a 5 giorni, è ottima per le bruschette, con salumi e formaggi. 

Ciliegia dell’Etna Dop. Della famiglia della Rosaceae è rossa brillante dal gusto dolce e bassa acidità. Si conserva in frigo, buona per marmellate, e torte. Si abbina bene pure a piatti di carne. 

Pistacchio di Bronte. Cosa mangiare a Catania se non l’oro verde della Sicilia? Protagonista in pasticceria e in cucina, è grande quanto un’oliva, ha color smeraldo, sapore deciso e aromatico. 

Limone dell’Etna IGP. Gli agrumi, si sa, sono uno dei tesori della regione. Le cultivar Monachello e Femminello sono però specifiche del terreno vulcanico. Hanno colori dal verdino al giallo acceso. Aromatiche e persistenti sono base per dolci, granite e la classica bevanda con selz, sale a limone. 

Uva da Tavola di Mazzarrone IGP. Tra le varietà migliori ci sono la Victoria Bianca, la Black Pearl Nera e la Red Globe Rossa. Dolce e saporita, si usa in succhi, sorbetti e perfino in alcuni cosmetici. 

Ficodindia dell’Etna DOP. Le cultivar usate sono Muscaredda, Sulfarina e Sanguigna. Ha spine, polpa succosa e gusto intenso. Serve per gelati, dolci, contorni e liquori (Rosolio di Ficodindia). 


Cosa mangiare a Catania: Dalla A di arancino alla G di Granita

Questa è la terra dove il cibo si mangia con gli occhi. Prepara le “pupille gustative” che è pronto!

Arancino catanese. Si, la specialità sicula qui è “maschio”. Arancina si dice a Palermo. Ha forma pizzuta perché ricorda l’Etna. In sostanza è una palla di riso impanato e fritto. Quello catanese però non ha ragù ma un pezzetto di carne. C’è inoltre la fontina al posto della mozzarella. Ne esistono versioni dolci o vegane, con pollo o pesce. Ti sveliamo un segreto, lo vedi sempre col vertice all’insù, però si mangia capovolto. La punta infatti serve da impugnatura, sorpreso eh?

Cannolo. È vero, questo magico cilindro di cialda croccante con ricotta di pecora è uno dei simboli della Sicilia. A Catania però è molto diffuso anche quello alla crema. Inoltre se a Palermo lo trovi con la scorzetta d’arancia, qui si usa di più la granella di pistacchio. Del resto Bronte non è lontano. 

Carne di cavallo. Ecco cosa mangiare a Catania di veramente tipico. Da queste parti infatti è un must delle macellerie e delle tavole. Ne fanno polpette, salsicce a tanto altro. Il capoluogo siculo è quello con la più antica tradizione per lo street food in Italia. Non a caso qui si usa la frase “arrusti e mangia”. L’espressione indica l’usanza di consumare il cibo al volo senza troppi fronzoli. 

Granita (e brioche). Dimentica la grattachecca con sciroppo di menta che vendono in spiaggia. Quella siciliana è infatti più densa di un sorbetto, e la catanese poi è di vari gusti. I più diffusi sono: mandorla, cioccolato, nocciola e pistacchio. Si abbina alla brioche “col tuppo”. Avviso! Guai a morderla da sola o ad assaggiare la granita col cucchiaino. La prima si inzuppa nella seconda, stop!

Dalla I di Iris alla P di Pasta

Parlando sempre di cosa mangiare a Catania, la nostra lista prosegue lettera per lettera: 

Iris. Nasce a Palermo ma ormai è di casa anche qui. È una pepita di pasta fritta con crema pasticcera o al cioccolato. Nella ricetta originale, oggi meno diffusa, si usavano panini al latte. 

Minne di Sant’Agata. È uno dei dolci tipici di Catania, dedicato alla sua patrona. La Santa si negò al Proconsole Quinziano. Come punizione le strapparono i seni, che appunto ispirano la forma di queste cassatine. La base è pan di spagna, ricotta di pecora e pasta reale, con una ciliegina rossa. 

Olivette di Sant’Agata. La Santa è ancora protagonista in un altro dolce che ha la forma di un’oliva. Si fa con pasta di mandorla, ricoperto di zucchero, colorata di verde, con aggiunta di aromi. 

Pani cunzatu. Un po’ come l’arancino e il cannolo, anche questa preparazione in realtà è regionale più che locale. Tradotto significa “pane condito” casereccio farcito di tutto e di più. La rivisitazione catanese prevede una Mafalda, pagnotta di semola rimacinata con semi di sesamo e malto. Poi si imbottisce con caciocavallo e olive. Per finire si insaporisce con sale, pepe e un filo d’olio EVO. 

Parmigiana e caponata catanese. Questi due piatti li mettiamo insieme perché l’ingrediente fondamentale è lo stesso, la melanzana. Di entrambi esiste la versione catanese. Il primo, oltre a pomodoro e mozzarella, prevede pure uova, grana e prosciutto cotto. Il secondo invece, contiene anche peperoni, sedano, olive, cipolla, capperi, pinoli e patate. Ovviamente il tutto fritto da paura! 

Pasta alla Norma. Cosa mangiare a Catania se non un piatto che fonde l’arte culinaria con quella della musica? Celebra l’opera più famosa del compositore Vincenzo Bellini nativo di qui. Gli ingredienti sono: maccheroni al pomodoro, melenzane fritte, scaglie di ricotta salata e basilico.

Dala P di pesce spada alla Z di zeppole

Siamo al quarto volume di questa enciclopedia del buon appetito, dedicata alla città col vulcano che non dorme mai. A proposito di meraviglie, conosci già quelle del posto? Ok, procediamo. 

Pesce spada. Catania è una città di mare e la sua cucina vanta molte prelibatezze a base di pesce. Se nelle province di Trapani e Siracusa dominano le tonnare, qui è “lo spada” a farla da padrone. 

Rame di Napoli. Tipica della festa dei defunti, è un biscotto al cacao e glassa al cioccolato fondente. Si ispira alla moneta coniata per l’unificazione della città partenopea al Regno di Sicilia. 

Raviola. Si tratta di un calzone fritto ripieno di ricotta e cannella, ottima colazione e merenda. 

Selz, limone e sale. Cosa mangiare a Catania, anzi, cosa bere per sentirsi proprio un autoctono? La risposta è succo di limone, acqua gassata, sale e un pizzico di bicarbonato. Questa bevanda è digestiva, dissetante e ottima per la pressione bassa. In pratica è l’ideale per combattere il caldo.

Scacciata. È una torta salata a pasta di pane ripiena di acciughe, pepe e olio. Ce ne sono però infinite varianti. Infatti spesso si prepara con gli avanzi del giorno prima, come ricetta di recupero. 

Spaghetti alla carrettiera. Ecco un piatto povero ma ricco di sapore. Ci vogliono: olio, aglio e una spolverata di pecorino. Lo inventarono i conducenti di carri nomadi, detti appunto “carrettieri”. 

Zeppole di Riso. Sono asticelle di riso fritto imbevuto di miele, con zucchero a velo e scorza di arancia. Si fanno di solito il 19 marzo per San Giuseppe. Esiste pure la versione salata delle Crispelle. Prevede pastella di farina di semola fritta, farcita con ricotta e acciughe. Bene, siamo alla fine, ora sai cosa mangiare a Catania. Compra una vocale o lasciaci un commento.


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One Comment

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  1. Beh Davide, ok bella descrizione dello Street food della mia amata città {in effetti io sono della immediata provincia, Aci castello} però ci sono un po’ di incongruenze nei piatti. Se vuoi possiamo parlarne, però mi hai messo le lacrime agli occhi.
    Catania è sempre disposta a coccolarti fra le sue aspre scogliere e soffici spiagge a viziarti dei suoi mille colori, mille sapori.
    A presto

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Davide Bert

Giornalista pubblicista prestato al copywriting, dalla carta stampata alle pagine web. Ho iniziato a scrivere perché me lo ha consigliato lo psicanalista come forma di terapia, e lo faccio per lavoro così posso anche pagargli la parcella.
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